Numeri negativi e democrazia: un antidoto alla divisione

Questo breve scritto, sotto forma di domande e risposte, presenta in modo sintetico l’essenza della proposta del ‘doppio voto elettorale,’ che utilizza sia i numeri positivi (per rappresentare i voti favorevoli) che i numeri negativi (per rappresentare i possibili voti contrari, di natura difensiva), al fine di proteggere le nostre democrazie in crisi dalla crescente polarizzazione politica.

Domanda: È possibile migliorare il funzionamento di una democrazia e farlo in tempi brevi?

Risposta: Sì, lo si può fare migliorando il funzionamento del suo sistema elettorale, così da permettere a forze politiche più luminose, e illuminate, di accedere più facilmente al potere e aiutare i propri cittadini, e di conseguenza l’umanità intera, a superare le numerose “crisi di crescita” che ci attendono.

Domanda: Ma come possiamo migliorare il funzionamento di un sistema di voto democratico?

Risposta: Ebbene, semplicemente utilizzando il potere rappresentativo dei numeri negativi e passando da un sistema a ‘voto singolo’ a un sistema a ‘voto doppio’.

Domanda: Non è solo un’inutile complicazione?

Risposta: Di primo acchito, potrebbe certamente sembrare solo un’inutile complicazione, ma in realtà si tratta di un’evoluzione naturale dell’attuale sistema a voto singolo. Ma prima di spiegare come funziona la cosa, premetto che la possibilità del voto negativo rivela tutta la sua importanza solo in condizioni di crisi, cioè quando la tenuta di una democrazia viene messa alla prova.

Per usare una metafora, supponete di avere un’allergia alle noccioline. Fino a quando nessuno vi offre delle noccioline, non avete certo bisogno di dire ‘no grazie’, che è l’equivalente del voto negativo; ma quando accade, la possibilità di dire ‘no’ diventa essenziale, perché per voi le noccioline sono altamente tossiche e rappresentano una reale minaccia.

Lo stesso vale per le elezioni politiche di un paese. Fino a quando non ci sono proposte politiche realmente tossiche, la possibilità di esprimere un voto negativo, in aggiunta a quello positivo, non è essenziale; ma quando ciò accade, la capacità di difendersi tramite un voto negativo diventa fondamentale.

Domanda: Come funzionerebbe in pratica il sistema a doppio voto?

Risposta: È semplice: gli elettori, oltre a dare un voto positivo a favore della forza politica, o lista elettorale, che desiderano sostenere e vedere formare il governo, possono anche dare, in aggiunta, un voto negativo contro quella forza politica che in nessun modo vogliono vedere eletta. In altre parole, il voto positivo è di apertura, verso ciò che si desidera promuovere, mentre il voto negativo (che è possibile dare ma non obbligatorio dare) è di chiusura, rispetto a ciò da cui ci si vuole proteggere.

Domanda: Come si calcola il risultato elettorale in un sistema a doppio voto di questo genere?

Risposta: Esattamente nello stesso modo del sistema tradizionale a voto singolo. Si fa la somma di tutti i voti ricevuti. Solo che in questo caso la somma comporterà sia dei valori positivi (i voti favorevoli) sia dei valori negativi (i voti a sfavore).

In altre parole, il risultato elettorale di una forza politica sarà dato dal numero totale dei voti a favore ricevuti ‘meno’ il numero totale dei voti a sfavore ricevuti.

Domanda: Nell’eventualità in cui una forza politica riceve più voti a sfavore che voti a favore, che cosa succede?

Risposta: Succede che il suo risultato elettorale sarà negativo e non riceverà alcun seggio, indipendentemente dal numero di voti favorevoli ottenuti. Perché in un sistema a doppio voto i voti negativi contano tanto quanto quelli positivi.

Domanda: Arrivando al nocciolo della questione: in che modo il sistema a doppio voto sarebbe in grado di proteggere le nostre democrazie in crisi?

Risposta: Vedete, una democrazia smette di funzionare, intendo funzionare correttamente, quando il dibattito politico comincia a perdere di razionalità e la demagogia dilaga, con la conseguenza che i politici, per ottenere attenzione e voti, sono portati a dare vita a visioni sempre più polarizzate, cercando di amicarsi una parte della popolazione a scapito di un’altra parte della popolazione.

Si arriva in questo modo a un clima di visioni sempre più sclerotizzate, oltre che di accresciuta diffidenza che può addirittura sfociare in odio.

E il grande vantaggio del sistema a doppio voto è proprio la sua capacità di disinnescare questo meccanismo perverso della crescita della polarizzazione politica, e della conseguente divisione nella popolazione.

Infatti, una forza politica che cerca di ottenere il favore di, diciamo, metà della popolazione, antagonizzando l’altra metà, otterrà, con il nuovo sistema, un risultato elettorale vicino allo zero, poiché il numero di voti a favore che riceverà sarà paragonabile al numero dei voti contrari.

Molto difficilmente allora una tale forza potrà accedere al potere. D’altro canto, le forze politiche meno conflittuali, non applicando la strategia della discordia, non riceveranno (o riceveranno pochissimi) voti negativi, quindi, pur raccogliendo un numero modesto di voti favorevoli (se non altro inizialmente), potranno comunque competere e persino vincere su quelle forze politiche che giocano invece sulla divisione, anziché sull’unità.

Domanda: Potresti fare un esempio concreto?

Risposta: Immaginate un partito che ottiene 10 milioni di voti favorevoli e 9,5 milioni di voti di censura. Il suo risultato elettorale sarà allora di soli 0,5 milioni, cioè 10 milioni ‘meno’ 9,5 milioni, perché come ho spiegato i voti sfavorevoli vanno sottratti, essendo voti negativi.

Immaginate ora un partito nuovo, emergente, molto più piccolo, che ottiene solo 1 milione di voti favorevoli, ma che al contempo, non avendo un programma divisivo, ottiene una quantità molto esigua di voti di censura, diciamo 0,1 milioni. Il suo risultato elettorale sarà allora di 0,9 milioni, che è migliore di quello del partito più grande che ha però presentato un programma altamente divisivo.

Domanda: Come mai nessuno, prima d’ora, ha pensato di usare questo meccanismo del doppio voto?

Risposta: Beh, vedete, in ambito elettorale siamo rimasti indietro rispetto ad altri campi dello scibile umano. Fino ad oggi, infatti, abbiamo sempre e solo usato i numeri naturali. Alcune volte, certamente, anche i numeri razionali positivi (le frazioni), per calcolare le proporzioni dei seggi da distribuire, ma nulla di più.

Cioè, fino ad oggi, non si è ritenuto che il potere rappresentativo dei numeri negativi potesse essere di alcuna utilità in democrazia.

Non è così in economia e finanza, dove i numeri negativi vengono ampiamente usati per rappresentare le situazioni di debito, gli scoperti, le perdite, ecc., e lo stesso vale ovviamente per numerosi altri campi, in primis quello scientifico.

In ambito elettorale, invece, non si è mai pensato che potesse essere utile rappresentare in modo chiaro e pragmaticamente efficace anche il dissenso, conferendo agli elettori una maggiore capacità espressiva e discriminativa nelle votazioni.

In un certo senso, se usiamo una metafora contabile, i partiti, quando concorrono alle elezioni, lo fanno esibendo solo una parte del loro bilancio, la parte degli attivi, tenendo nascosta invece la parte dei passivi.

Se però nelle votazioni democratiche vogliamo utilizzare una fotografia più accurata dei diversi partiti politici in competizione tra loro, dalla quale ricavare i rispettivi risultati elettorali, allora l’introduzione dei numeri negativi, in aggiunta ai numeri positivi, diventa necessaria, così come è necessario conoscere tutte le voci di un bilancio, positive e negative, per valutare correttamente lo stato di salute di una società.

Domanda: Ma le nostre democrazie, sono davvero pronte ad usare questa fotografia più accurata?

Risposta: Qui va sicuramente detto che questo meccanismo del doppio voto deve certamente ricevere innanzitutto l’attenzione degli esperti di sistemi elettorali, che dovranno analizzarlo attentamente, realizzare delle simulazioni, alfine di ottenere uno strumento pienamente operativo, pronto all’uso, affidabile.

Questo è infatti lo scopo principale di questo breve scritto e dell’articolo più approfondito che potrete leggere nel Numero 22 della rivista AutoRicerca, che è una rivista ad accesso aperto.

Lo scopo, in sostanza, è permettere a questa idea di circolare, essere dibattuta, studiata, migliorata, testata…

Una volta terminato questo lavoro, nulla però garantisce che il nuovo strumento di voto venga adottato. Infatti, non è perché un sistema è più avanzato che necessariamente verrà preso in considerazione. È del tutto possibile che non venga preso in considerazione proprio perché è più avanzato!

Perché a volte, anzi, spesso, ci scontriamo con la resistenza naturale al cambiamento. Il sistema a doppio voto rappresenta infatti una vera e propria minaccia per tutte quelle forze politiche che fanno leva, nei loro programmi, sulla divisione, che capiranno facilmente che la sua introduzione porterà a un cambiamento radicale negli equilibri politici, facilitando l’accesso al potere a individui più maturi, con reali capacità di creare consenso e in grado di mediare tra richieste apparentemente contrastanti.

Come, ad esempio, quella di preservare la piena sovranità dei parlamenti, che devono legiferare in autonomia per il bene delle persone che rappresentano, e al contempo affrontare in modo efficace, in assemblee internazionali più grandi, quei problemi che è possibile risolvere solo su scala globale, come le pandemie, i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, la proliferazione nucleare, solo per citarne alcuni.

Termino con una metafora. Avrete sicuramente sentito parlare del Big Bang, di ciò che si ipotizza sia accaduto ai primordi del nostro universo fisico.

L’universo che conosciamo, con la vita che oggi contiene, è emerso da un immenso “risultato elettorale” promosso per l’appunto tramite un sistema a doppio voto. Ci sono stati i “voti di materia”, positivi, e di “voti di antimateria”, negativi, e qualcosa nelle leggi dell’universo, o nella sua condizione iniziale, ha espresso una leggera preferenza verso la materia. E in un certo senso, possiamo dire che il nostro attuale universo è ciò che è emerso in seguito a quell’antico mega scrutinio elettorale.

Similmente, le elezioni generali di un paese sono un piccolo Big Bang, che dà alla luce a un nuovo parlamento, il quale dovrebbe essere, idealmente, il risultato di un bilanciamento delle discordanze preesistenti, così da rimanere unicamente con una rappresentazione delle forze realmente costruttive, presenti in un paese.

Vi ringrazio di aver letto fino a qui, e mi raccomando, se l’idea del doppio voto vi attrae, discutetene e fatela conoscere, e ovviamente un modo per farlo è di semplicemente condividere questo articolo.

Sia ben chiaro, il doppio voto non è l’unico modo per far progredire le nostre democrazie (e qui si potrebbe discutere a lungo), ma rappresenta una possibilità concreta, che vale la pena di esplorare e mettere alla prova.

PS: vedi anche il mio video su YouTube: https://youtu.be/vbAu3cICVyE

Physicist, writer, editor, researcher and self-researcher. For more info: www.massimilianosassolidebianchi.ch

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